QUANDO LA FEDE RICHIEDE “CORAGGIO”: LA CORSA DEGLI ZINGARI

 

La Corsa degli Zingari è un’antichissima manifestazione che si svolge a Pacentro, un delizioso paesino posto alle falde del monte Morrone nella prima Domenica di Settembre. Inserita all’interno della festa religiosa della Madonna di Loreto, ha assunto via via una sua propria dimensione autonoma fino a rappresentare la vera attrattiva turistica della festa. Per l’occasione Pacentro registra una vera e propria invasione di turisti che si uniscono ai pacentrani residenti ed ai numerosi emigranti tornati in paese per passare le ferie estive.

Le vie del centro storico medioevale, particolarmente suggestive di per sè, vengono ravvivate dalle botteghe degli artigiani allestite in pompa magna con i prodotti del lavoro degli indigeni. Così, in una atmosfera tra fede, folklore e sport estremo, l’intero paese viene coinvolto nella manifestazione che rappresenta un vero e proprio addio all’estate. Anche nella Corsa degli Zingari, come nelle altre manifestazioni che si svolgono nel comprensorio, si rinnova il dualismo tra aspetto religioso ed aspetto laico/pagano.

L’aspetto religioso è legato essenzialmente alla devozione per la Santa Casa di Loreto.

Si narra che circa sette secoli fa, durante la seconda traslazione della Santa Casa da Trasatto, nella ex Jugoslavia, a Loreto Marche da parte degli angeli, la Santa Casa abbia fatto tappa a Pacentro, su colle Ardingo.

Il culto per la Vergine cominciò a diffondersi in paese a partire dalla seconda metà dei ‘500.

Ne dà testimonianza un documento del Catasto Generale di Pacentro del 1577, in cui veniva confermato il culto della Vergine ed elencate le proprietà dei benefici dedicati alla Madonna. Inoltre va segnalata l’esistenza all’interno della chiesa di S. Marcello, la più antica del paese, di una cappella intitolata a S. Maria di Loreto.

Nel 1654 un altro documento dell’Archivio Segreto Vaticano testimonia l’esistenza di un’altra chiesa, eretta probabilmente all’inizio del 1600, dedicata alla Madonna di Loreto.

Il 29 Novembre dei 1726 il Vescovo di Sulmona approvava la costituzione della Confraternita della Madonna di Loreto di Pacentro.

La chiesa, secondo la tradizione, pare fosse stata distrutta dal terremoto del 1777 e, a completare l’opera, dalle invasioni francesi di fine secolo. Fu ricostruita ex novo subito dopo, più o meno come i fedeli possono vederla oggi.

 

Momenti della corsa

 

La Corsa degli Zingari si inserisce, in un incrocio tra devozione e rito propiziatorio.

Il termine zingaro non va inteso secondo il signicato più diffuso ai nostri tempi, cioè nomade.

“Nel dialetto pacentrano -scrive il professar Raffaele Santini, storico della corsa – il termine zínghere indica propriamente chi cammina a piedi nudi. Altre volte serviva ad indicare colui che aveva perso ogni avere”.

C’è anche, nella comune accezione del termine, tra i pacentrani, un riferimento alle condizioni socio economiche della gente dei paese.

Scrive ancora il professor Santini: “In epoca medioevale i debitori, che non restituivano il debito in tempo utile erano costretti, dai creditori, a rimanere completamente nudi, alla vista di tutti ed additati al pubblico ludibrio, su alcune caratteristiche pietre rotonde dette tummarole. Esiste un proverbio (ha rmaste zínghere e nnude) che rende molto bene l’idea del significato che storicamente si è inteso dare alla parola zingaro.

I debitori, in numero sempre più rilevante, allo scopo di riscattarsi partecipavano alla corsa per vincere qualche cosa con cui saldare una parte del debito”.

Le origini della corsa risalgono tuttavia ai riti precristiani. “All’inizio – scrive ancora Santini – la corsa aveva legami con gli antichi rituali peligni detti juvenília. Oppure si ricollegava ai lupercalia, corsa dedicata al dio latino Luperco (Fauno).

Tale rito aveva lo scopo di addivenire alla purificazione delle greggi e preservarle dalle insidie dei lupi e delle altre fiere.

Oppure, come scrive Ovidio, potrebbe ricollegarsi ai sacrifici di capri espiatori ed alla successiva corsa ai piedi del monte Germalo, con i partecipanti ancora bagnati del sangue degli animali coi quale si erano cosparsi il corpo.

Più tardi, quando il mondo peligno fu sconvolto dalla occupazione romana, la corsa assunse il carattere di esercitazione militare.

Il punto di partenza

 

Si può ipotizzare infìne un aggancio storico con le dromie greche”. E’ possibile inoltre individuare nella corsa tracce della successiva dominazione longobarda. In particolare è significativo il nome della montagna lungo la quale si svolge la corsa, colle Ardingo, nome proprio di chiara origine longobarda. Ancora: si può fare riferimento alle dispute per il possesso del suolo agrario ai tempi delle colonizzazioni europee. “Infìne – conclude il professar Santini – socialmente parlando, lo svolgimento della corsa in un periodo importante per l’agricoltura e la pastorizia, coincideva con la chiusura del ciclo produttivo dell’anno e con la partenza del pastore transumante”.

Il culto della Madonna di Loreto e la Corsa degli Zingari, pur nella distinzione dei contenuti, a Pacentro rappresentano tuttora un tutto unico, senza i contrasti e le contese rintracciabili in altre manifestazioni.

L’aspetto religioso e quello pagano, altrove fonte di contrasti molto aspri, trova qui la sua sintesi nell’opera organizzatrice e sensibilizzatrice della Confraternita.

Per dirla ancora con Santini: “La sensibilità del pacentrano ha legato via via al culto della Madonna di Loreto altre usanze ed alcune superstizioni”.

La Corsa degli Zingafi prende il via alle ore 18.30 della prima domenica di Settembre.

La data fu fissata alla domenica nel 1987, per rispondere ad una esigenza di carattere turistico, in modo da permettere ai numerosi forestieri che intendono raggiungere il piccolo centro per l’occasione di poter sfruttare la giornata festiva.

Altrimenti, come ormai tradizione inveterata, dovrebbe avere luogo l’8 Settembre, giorno dedicato alla Madonna di Loreto.

Immagini “datate”

 

I partecipanti alla corsa cominciano a raggrupparsi alla spicciolata sotto la pietra spaccata, situata lungo le pendici di colle Ardingo. La pietra è dipinta con i colori della bandiera italiana e così resta per tutto l’anno ad indicare ai passanti che percorrono le strade del paese che da li parte la Corsa degli Zingari.

I corridori emergono pian piano dal bosco sottostante camminando con lentezza, prestando estrema attenzione al luogo ove posano i piedi per evitare di procurarsi ferite prima della corsa.

Secondo alcuni la lenta ricognizione del percorso, soprattutto per i favoriti, serve a studiare in anticipo la traiettoria migliore da seguire durante la corsa.

Intorno alle 18.15 ha inizio il fragoroso fuoco d’artificio che precede la corsa, quasi a voler passare il testimone tra la processione religiosa appena terminata e la parte sportiva.

Terminato lo sparo, seguono alcuni minuti di profondo silenzio durante i quali sembra di udire l’eco dei botti unito al sibilo del vento che viene giù dai contrafforti della Maiella.

Il via viene dato col suono della campana della chiesa della Madonna che accompagna gli atleti durante l’intero percorso.

I più forti si lanciano a precipizio giù per la discesa.

La discesa dura poco più di un minuto. Gli atleti giungono in fondo, al letto del fiume Vella,

con i piedi già segnati dalle ferite prodotte dai rovi e dalle pietre aguzze.

La salita si snoda ripida tra due ali di folla.

Gli atleti, pur di conquistare il primo posto, non si risparmiano “cortesie”.

Stringono tra i denti un foulard per potersi aiutare a resistere meglio al forte dolore dei piedi.

Altri tre minuti di tremenda sofferenza fino alla soglia della Chiesa, oltre la quale ha termine la corsa.

Terminata la corsa i primi atleti arrivati vengono portati in trionfo per le vie del paese sulle spalle dei parenti più stretti.

L’arrivo in chiesa

Il pubblico che assiepa la piazza centrale di Pacentro li applaude, ammirato per la forza d’animo di questi giovani che sopportano con il sorriso sulle labbra il tremendo dolore provocato dalle ferite ai piedi.

Al vincitore va un premio in denaro ed un pezzo di stoffa (lu ‘bbalie – il palio) quasi sempre utilizzato per un vestito nuovo confezionato dal sarto più rinomato del paese.

Anche questa usanza ultima deriva da una tradizione.

Si narra infatti che il vincitore, per le ragazze del paese, era oggetto di desiderio ed ammirazione e diventava un partito molto ambito per quelle in età da marito. Infine, in tempi un po’ meno recenti, una affermazione nella corsa aveva il valore di riscatto sociale per i giovani delle classi meno abbienti.

Non si ha notizia infatti, tranne che negli ultimi tempi, di concorrenti provenienti da famiglie benestanti, restii a confondersi con i “zinghareun”.

Non si hanno notizie inoltre di conseguenze per le ferite rimediate dagli atleti lungo il percorso.

Negli ultimi tempi tuttavia, anche per il timore di malattie infettive, la vigilanza sanitaria lungo il percorso è di molto aumentata.

La devozione nei confronti della madonna di Loreto, che secondo la tradizione aveva il potere di guarire le ferite segno di devozione sacrificale verso di Lei, cede volentieri il passo alla scienza medica che si occupa di dare il proprio contributo alla salvaguardia di una tradizione che altrimenti potrebbe suscitare numerosi dubbi.

 

Pubblicato da Redazione

Fonte articolo Eventi in Valle Peligna

Foto: dal web