SANGUE DI LUPO NEI CUORI ABRUZZESI

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Il lupo è uno degli emblemi del paesaggio abruzzese, qui infatti la convivenza tra l’uomo e l’animale, fatto di luci ed ombre sin dal passato, è uno degli aspetti che più contraddistingue il territorio e le sue genti.
Se l’ambiente svolge un ruolo fondamentale per il processo di adattamento di uomini e animali, quando una specie come il lupo e l’uomo si trovano sullo stesso territorio, entrambi si troveranno a lottare, ognuno per la propria sopravvivenza, una lotta ad armi impari fatta di tagliole, trappole di ogni genere ed armi da fuoco che vedrà quasi sempre l’animale soccombente.
E’ un rapporto sofferto e doloroso, quello di uomini e lupi, la cui genesi ha origini ataviche, quando primitive popolazioni cercavano di trovare un equilibrio nel mondo conflittuale della natura, un mondo dove era necessario competere con forti creature predatrici. In un passato fatto di lotte per il territorio, uccidere un lupo, aveva una forte valenza simbolica e mistica per colui che ne sarebbe uscito vincitore. La vittoria su un animale-simbolo come il lupo, equivaleva ad assumerne lo spirito, forza e intelligenza.
Nascono così i miti e leggende, dove i santi ammansivano i lupi, e i licantropi nelle notti di luna piena si materializzavano nelle fantasie popolari. Vecchi racconti ispirarono fiabe come Cappuccetto Rosso o i “Tre Porcellini”, e in epoche più recenti persino film come “Uomini e lupi”, che rilegarono il lupo ad un animale feroce e sanguinario, una “belva” che andava cacciata e uccisa a tutti i costi, una specie di portatore del male che a causa di un’assurda ed indiscriminata caccia, portò questa bestia sulla soglia dell’estinzione.
lupoCapire lo spirito di un’epoca contadina, in cui bastava nominare l’animale per armarsi e partire in una battuta intorno al paese, non è facile se non si tiene conto del contesto socio-culturale e ambientale dove certe scene erano praticamente all’ordine del giorno. Una testimonianza ci viene fornita dal forestale naturalista Adolfo Di Bérenger nell’anno 1863 che racconta di “una legge di Carseoli, città della Sabina (l’odierna Carsoli) vietava persino pronunciare il nome del lupo, tanto erano infesti alle campagne e aborriti” (Franco Tassi- Operazione San Francesco, La favola del lupo cattivo)

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E’ un epoca quella della caccia alle streghe e della superstizione più sfrenata, un’epoca dove il lato oscuro della psiche umana veniva proiettato verso un animale quale il lupo, che si troverà a svolgere la funzione di nemico designato delle paure inconsce dell’uomo e delle sue più ancestrali pulsioni e percezioni.
Leggi fatte ad hoc, favorivano e incentivavano una lotta sfrenata e la nascita di rispettabili mestieri come il “luparo”: 15 lire per uccidere un lupacchiotto a 50 lire per una lupa gravida. A volte bastava una semplice notizia di presunti avvistamenti di lupi nei dintorni del paese, che subito gli uomini si radunavano e partivano per la classica battuta di caccia, la quale si concludeva quasi sempre con il massacro dell’animale ed una foto di gruppo a “memoria” quale dimostrazione di tale “eroico coraggio”.
In tale contesto, credo che salvare il lupo dall’estinzione abbia richiesto non solo “coraggio” da parte di quel piccolo gruppo di persone del Comitato Parchi che nel 1970 ebbero l’idea dell’Operazione San Francesco, (il nome del santo non è casuale) una campagna ecosociologica atta a riabilitare la figura del lupo, destinato altrimenti ad essere ricordato solo sui libri di storia.

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Grazie al Parco Nazionale D’Abruzzo che accettò l’idea e promosse l’Operazione San Francesco, la diffusione a larga scala su tutto il territorio, di manifesti raffiguranti il lupo accompagnata da un proverbio degli indiani d’America: “Con tutti gli esseri, e con tutte le cose noi saremo fratelli”, sortì l’effetto voluto, tanto che l’anno seguente, la campagna veniva lanciata ufficialmente, in collaborazione con il giovane WWF Italia.
Da allora ne è stata fatta di strada, e il lupo finalmente riabilitato è una concreta realtà nelle nostre zone. Non più un “nemico” da combattere ma una risorsa preziosa della nostra terra, una risorsa di cui ogni abruzzese ne va fiero. Fieri del rapporto speciale che abbiamo con questo straordinario animale, fieri di essere tutti noi “un pò lupi” e di aver ereditato dalle tante antiche lotte del passato, il suo Spirito!

Rossella Tirimacco

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