ROCCA CALASCIO, LA SFIDA: RAGGIUNGERE I 1460 METRI DI QUOTA CON UN TACCO NOVE

 

E’ uno dei set cinematografici naturali più utilizzato; è posto a 1460 metri d’altezza s.l.m.; è una meta turistica frequentatissima nonostante sia necessario camminare con scarpe comode per giungere alla cima; dall’alto si osserva un panorama mozzafiato circondati dai principali monti dell’Appennino; le sue origini risalgono all’anno mille e nel 1579 la famiglia Medici la acquistò per 106.000 ducati. Naturalmente si tratta di Rocca Calascio, uno dei luoghi più suggestivi e spettacolori d’Abruzzo, una località che merita di essere visitata, sia che facciate il turismo della domenica, mordi e fuggi, sia che decidiate di passare qualche giorno in questi luoghi “magici”!

Ed è in questa straordinaria località che nel 2016 si disputò un’insolita sfida…

 

Un collage fatto da me di Rocca Calascio

 

Quando mi recai per la prima volta a Rocca Calascio, non sapevo quello che mi aspettava, certo, ne avevo sentito parlare soprattutto per la sua fama come set cinematografico, questo posto infatti, ha uno straordinario primato per l’utilizzo scenografico in diversi film e telefilm, il più famoso è sicuramente Lady Hawke, girato nel 1985 quando la rocca non era ancora stata restaurata, seguono “Amici miei”, “Nel nome della Rosa”, Il viaggio della sposa”, “La Piovra 7”, “Indagine sulla morte del commissario Cattani”, “Padre Pio”, “The American”, “L’orizzonte degli eventi” e documentari vari.

 

Una foto scattata “al volo” a Santo Stefano di Sessanio

 

Lessi sul sito icastelli.it  queste informazioni che riporto pari pari: Il fortilizio di Rocca Calascio, situato a 1460 metri d’altezza, è tra le fortificazioni più alte d’Italia e domina da tale altura la valle del Tirino e della piana di Navelli. Il suo impianto è di uso esclusivamente militare e si caratterizza per la capacità con la quale riesce a fondersi con l’impervio territorio circostante, dal quale non risulta affatto condizionato; è evidente come la sua sia una posizione assolutamente favorevole dal punto di vista difensivo.
La struttura, in pietra calcarea bianchissima, ha una pianta quadrata: presenta agli angoli quattro torri cilindriche considerevolmente scarpate e un mastio quadrato al centro, il quale costituisce il più interno corpo militare di difesa del castello. Per la bellezza di questi luoghi, l’industria cinematografica ha nominato tutta la zona, da Rocca Calascio a Santo Stefano di Sessanio, “set per eccellenza”. La visita al castello è inserita negli itinerari del Parco Nazionale del Gran Sasso-Laga.

 

Il paesaggio durante il percorso

 

Per chi ama la fotografia, sicuramente Rocca Calascio è il luogo ideale, e in effetti, furono proprio delle foto che vidi in giro, che mi spinsero all’improvviso una domenica a fare una visita in questi posti, insieme a famiglia ed amici. Come già detto, non essendoci mai stata, non mi resi conto che l’abbigliamento che già indossavo dal mattino, non era decisamente consono per una scarpinata in montagna e un tacco 9 ai piedi era quanto di peggio mi potesse capitare. A dire il vero, “qualche amico”, provò a farmi notare che “forse” avrei dovuto cambiare scarpe, ma tornare a casa per eseguire tale operazione, in quel momento mi parve una fatica immane ( dannata testardaggine abruzzese!). Così, mentendo spudoratamente risposi che i tacchi non erano mai stati un problema, e comunque visto che si trattava di una località turistica, di certo la strada sarebbe stata sicuramente comoda. A quel punto, nessuno osò replicare, ma so bene che dentro di loro, non aspettavano altro che vedere la mia faccia di fronte alla “cruda realtà”!
Partimmo tranquillamente e senza intoppi, ammiravo il paesaggio circostante mentre scattavo foto al “volo” dal finestrino. Descrivere la bellezza dei luoghi, su una strada che sembra portarti in paradiso, non rende l’idea di cosa si prova di fronte ad un paesaggio così maestoso e imponente… unico neo, la lunga fila di auto che si arrampicano su questa stradina di montagna.

 

L’ingresso del borgo, si noti la pavimentazione.

 

Appena arrivati a Rocca Calascio, più in basso c’è un piccolo parcheggio, dove fermata l’auto, ci incamminammo a piedi. La stradina d’accesso che immette all’interno del borgo è in ciottoli di pietra, quindi al momento le mie scarpe mi apparivano ancora “stabili”, visto che ancora era “ignara” del percorso “vero”.

 

Ti guardi intorno… e il pensiero va ad un mondo conosciuto solo sui libri di storia.

 

L’interno del borgo è davvero delizioso, molti fabbricati sono stati ristrutturati e piccoli negozietti di souvenir e prodotti locali, bar, e persino affittacamere, vivacizzano il luogo in un tripudio di suoni, odori e colori!

 

Una “pietra metereologica”. L’oscillazione della foto, in realtà è data dai miei tacchi non più molto stabili!

 

Prima fermata il bar (ovviamente) e qui chiedemmo indicazioni per il castello. Il proprietario con la “classica” cortesia da uomo di montagna abruzzese, parlando con gli amici, all’improvviso voltò lo sguardo sui miei piedi, come fossi una specie di aliena e, con aria di sufficienza mi chiese:
<< Lei va lassù con quelle?>>
La domanda mi lasciò di stucco, mentre un senso di disagio inizia a pervadermi da capo a piedi.
Difficilmente un uomo riesce a farmi abbassare lo sguardo… eppure quell’uomo, in quel momento apparve ai miei occhi come una specie di “castigatore”, costringendomi ad abbassare lo sguardo come una bambina beccata con le dita dentro il barattolo della marmellata.
Dentro di me, volevo incenerirlo, ero furiosa!! Rialzai lo sguardo con aria di sfida e risposi che ero abituata!
L’uomo mi guardò come fossi una mezza matta, quindi con la sua “adorabile” cortesia disse:<< Se lo dice lei, la strada è lì, seguite i cartelli>>.

 

Un cartello all’interno del bar

 

Nell’uscire dal bar, dentro di me, in religioso silenzio, credo di aver lanciato tanti di quegli anatemi all’uomo… che uno scaricatore di porto al paragone appariva come Santa Maria Goretti!
Decisa a non farmi intimorire da un pezzo di strada di montagna, ci incamminammo lungo il sentiero con il calpestìo in pietra. Di tanto in tanto ci si fermava per fare le foto e si riprendeva il cammino.

 

Uno scorcio del borgo

 

Ad un tratto, mi resi conto che il piano calpestabile in pietra finiva li… ed è a quel punto che iniziai a realizzare le parole del proprietario del bar.  Guardai i miei “favolosi” sandali tacco 9 con tutti gli strass che ne “facevano” (un tempo, dopo il “reportage”, non sarebbero state più le stesse) una calzatura unica e particolare… mentre il mio sguardo lentamente si posava sul sentiero di montagna e il battuto d’erba e “sassi”. A quel punto, tutti gli altri si voltarono verso la mia faccia mentre mi guardavano soddisfatti… era arrivata la loro rivincita sulla mia “presunzione”! Beh… credo di averli odiati in quel momento!

 

Ma quant’è dura la salita!

 

Mentre pensavo tra me e me, guardavo frotte di turisti che scendevano dopo la visita al castello, tutti con le scarpe rigorosamente da trekking o da ginnnastica. Iniziai a sentirmi a disagio nel “percepire” lo sguardo di ogni persona che incrociavamo, sulle mie calzature.

 

Chi guida quel trattore in questi posti, dev’essere sicuramente un ex pilota di rally!

 

Ma se c’è una caratteristica abruzzese che mi contraddistingue è l’ostinazione e il non fermarmi nemmeno davanti all’inferno. Così con noncuranza riprendemmo il cammino, e anche se i piedi iniziavano a farmi male, lo spettacolo del paesaggio che ammiravamo, mi ripagava di tutta la fatica.

 

La chiesa di Santa Maria della Pietà.

 

Nei pressi della rocca, lungo il sentiero, c’è un piccolo tempietto a pianta ottagonale, eretto nel 1569, probabilmente su un’edicola preesistente, è la chiesa di Santa Maria della Pietà. Non ci è stato possibile visitare l’interno, dove vi è un dipinto raffigurante la Vergine miracolosa e una scultura di San Michele armato.

 

La rocca è li… e mi chiama!

 

Penso che nessuna foto possa rendere giustizia al paesaggio che si può ammirare da questi luoghi, dove lo sguardo si perde a vista d’occhio tra il Gran Sasso, la Conca Peligna, il Velino-Sirente, i Monti Marsicani. l’Altopiano di Navelli, la Maiella e la Valle del Tirino. E ancora non eravamo giunti in cima! Riprendemmo il cammino… quando ad un tratto… niente più erba! Solo sassi!

 

Posso farcela!

 

Stavo per mollare, ma la vista della rocca che si ergeva poco più in là sembrava chiedermi di continuare e non darmi vinta. Tra l’altro, non potevo farmi umiliare ulteriormente dal gruppo che già si sbellicava dalle risate nel vedermi in difficoltà!

 

Ancora uno sforzo…

 

Ormai i piedi erano a pezzi, le pietre sotto le suole provocavano un dolore infernale, al punto che avevo le lacrime agli occhi.

 

Provate a salire con queste!!

 

Dentro di me, mi ripetevo che potevo farcela e “letteralmente” con mani e piedi, riuscì a raggiungere la rocca. Per giungere però all’ingresso è necessario passare sopra dei “macigni”, impresa piuttosto semplice con delle scarpe “normali”…  un pò più complessa la cosa con un tacco come quelli che indossavo!

 

L’ingresso della rocca. Provate a salire e soprattutto a restare “incolumi” in questa “scalata” con un tacco 9!

 

Trovarmi a pochi metri dall’ambita e meta e dover tornare indietro, non se ne parlava proprio. Testarda come un “mulo abruzzese”, rifiutai l’aiuto che mi veniva offerto dal gruppo e mettendomi a “quattro zampe”, incurante degli sguardi divertiti dei turisti… riuscii ad arrivare alla cima!!

 

Ce l’ho fatta!! L’onore è salvo!

 

In quel momento mi sentii come Bonatti quando scalò il K2, ero fiera di me stessa… e soprattutto felice di poter osservare questa meraviglia… qui dall’alto era come trovarsi tra le braccia di Dio!

 

Tra le braccia di Dio!

 

Mentre osservavo il panorama, avevo le lacrime agli occhi… e stavolta non per il dolore ai piedi, ma per quel senso di gratitudine che provavo nei confronti della Vita stessa e delle innumerevoli meraviglie che la Natura ci ha donato e che ci da la possibilità di ammirare ogni giorno.

 

Una “cornice” perfetta!

 

Ci perdemmo estasiati in quel suggestivo paesaggio, al punto che non ci rendemmo conto che si stava facendo tardi, era ormai il tramonto. Se la salita fu un’impresa, la discesa fu un atto eroico! Penso che pochi si sarebbero cimentati a scendere in quelle condizioni, ma per me vale il detto ” ciò che non ti uccide, ti rende più forte”, e quindi da vera “montanara”, riuscii a tornare al borgo… con le scarpe ormai inutilizzabili!

 

L’interno della rocca

 

Ovviamente ci fermammo allo stesso bar, dove ritrovammo il solito proprietario, che stavolta mi guardò divertito, scambiammo due chiacchiere, promettendoci di tornare presto a Rocca Calascio, e visto che c’è anche un affittacamere, la volta successiva saremmo tornati “attrezzati” (parlo al plurale, ma in realtà l’unica che non è mai attrezzata per le uscite è la sottoscritta, poichè i miei amici sono sempre “attrezzatissimi”) per passare due notti in quei luoghi e osservare l’alba che sorge su dalla torre.

 

E’ fatta, sono tornata al borgo sana e salva!

 

Nei negozietti di prodotti locali, comprammo del formaggio casereccio da poter mangiare tornati alla base.
Ripartimmo con il cuore pieno e carichi energeticamente… a volte basta poco per essere felici… a volte basta saper “osservare” il mondo che ci circonda ed essere grati di tanta bellezza.

 

Rossella Tirimacco

 

Foto: Abruzzoforteegentile

Foto n.1: dal web

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