MANOPPELLO: IL VOLTO DI CRISTO TRA MISTERO E LEGGENDA

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Siamo a Manoppello, una piccola località abruzzese, in provincia di Pescara, alle falde del massiccio montuoso della Majella,a Manoppello, qui è conservato il cosiddetto ‘Volto Santo’, una di quelle immagini considerate ‘acheropite’, cioè ‘non fatte da mano umana’ e la cui origine è imprecisata.
E’ l’immagine di un volto maschile, con lunghi capelli e barba divisa in bande, impressa su un leggerissimo velo di una rara fibra marina detta bisso. Secondo Paul Badde,corrispondente del Vaticano per Die Welt, questo è un tipo di tessuto che di solito è presente solo nelle tombe dei faraoni egizi. Il velo è di 17 x 24 cm, i cui fili si intrecciano come in una normale tessitura. Ma ha alcune particolarità che lo rendono unico al mondo: l’immagine non è dipinta (non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore); è visibile identicamente da ambedue le parti; se la luce lo attraversa posteriormente, l’immagine svanisce.

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Il Volto appare giovane, con grandi occhi non ugualmente aperti, le cui pupille sono lievemente rivolte verso l’alto, lasciando vedere una bianca sclera. Il naso è leggermente schiacciato con le narici larghe, le sopracciglia sono sottili, la guancia destra appare più rigonfia dell’altra e l’insieme è – come di direbbe se fosse un dipinto – assai naturale. L’espressione è indefinibile, sicuramente penetrante, in cui la bocca è semiaperta e lascia intravedere quattro denti. Le labbra presentano una tenue colorazione rossastra, mentre la tinta predominante nella raffigurazione è il marrone. Presenta alcune ‘macchie’ scure’,come impregnate nel sottilissimo telo.
Il Velo compare per la prima volta nel 1506, portato nelle mani del dottor Giacomo Antonio Leonelli da un misterioso pellegrino,quasi una figura angelica, prontamente svanito dopo la consegna. L’evento, verificatosi fuori dalla chiesa di San Nicola a Manoppello, avrebbe avuto la testimonianza di svariate persone, che dissero di aver visto il ‘messo’ fare la consegna entrando in chiesa,dalla quale non fu mai più visto uscire. Il ‘pacco’ donato al dottor Leonelli era un panno arrotolato:quando costui lo aprì, scoprì l’effigie e ne restò abbacinato, tanto da fargli decidere di custodirlo gelosamente sotto chiave, in un incavo fatto realizzare apposta in camera sua, all’interno di un armadio. La custodia sarebbe passata di generazione in generazione fino a quando una discendente del Leonelli, Marzia, andata sposa ad un ‘soldato e uomo d’armi’ che lo aveva sottratto con la forza ai beni di famiglia, lo cedette (nel 1618) per quattro scudi al dottor Donato Antonio de Fabritiis, per poter riscattare la prigionia del marito stesso, che era stato rinchiuso a Chieti. Naturalmente, in questo racconto, si narra che chi detenne la ‘reliquia’ con amore, visse una vita prospera e senza problemi, chi la volle ottenere con il sopruso, ebbe dispiaceri e dolori.

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Al momento della ricezione del ‘panno’, che nel frattempo era divenuto piuttosto celebre e richiesto da molte parti, il dottor de Fabritiis si rese conto che esso era pessimamente conservato: mancava poco che si sbriciolasse in polvere! Stava dolendosi per l’increscioso ‘acquisto’, meditando pure di farsi restituire i denari, quando nel 1620, chiamati i frati Cappuccini al paese, fu dissuaso da questi ultimi a disfarsene e convinto che fosse una preziosità. Padre Clemente da Castelvecchio tagliò via tutti “gli stracciatelli” ,ovvero i lembi che si staccavano dai lati del panno mentre fra Remigio di Rapino provvedeva a racchiuderlo fra due vetri entro una cornice di noce, con una luce di cm. 24 x 17,5. Nel 1646 venne ceduto definitivamente all’Ordine dei Frati Cappuccini di Manoppello che lo conservano ancora oggi. La chiesa originaria fu progressivamente ampliata, fino ad arrivare alle forme attuali (XX secolo) del Santuario del Volto Santo.

La Veronica è il Volto Santo di Manoppello?

Per poter correlare il viso presente sul misterioso Velo bisogna scandagliare alcuni punti ancora irrisolti di un altro Velo, ufficialmente ancora custodito a Roma,nella Basilica Vaticana di San Pietro: la Veronica. Ma prima va detto che alcuni studi comparativi condotti sulla Sindone (il Mandylion della Tradizione orientale) e sul Volto Santo di Manoppello, hanno portato alla conclusione che i tratti somatici dei due volti concordano in dieci punti.

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Dunque, raffigurano lo stesso Uomo che, per la Tradizione Cristiana, si associa convenzionalmente al Cristo? Non vi è nulla di certo in merito a questo, almeno allo stato attuale delle conoscenze scientifiche.Solo la Fede, come è comprensibile in questi casi, può dare delle risposte individuali a chi le sta cercando. Se gli studi di Suor Blandina Paschalis Schlömer, trappista tedesca, sono esatti, ci sarebbe da ritenere che il telo Sindonico e il Volto Santo abbiano una origine comune. Certo è che la Sindone è stata studiata in tutte le ‘salse’, il Velo di Manoppello è semisconosciuto, anzi c’è chi afferma che è stato ‘dimenticato’ per 400 anni…

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E’ interessante riflettere sull’iconografia ‘di base’ del Cristo:quale fu il modello di partenza, per la Cristianità? La domanda non è priva di fascino e suscita da sempre una miriade di riflessioni,studi,ricerche,analisi comparative,e gli studiosi hanno davvero un gran da fare in tal senso. Anche perchè la religione cristiana permette e incentiva da sempre l’uso delle rappresentazioni iconografiche sia sui testi sacri, che negli edifici cultuali,che nel catechismo.

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Ci è parso interessante, in questa sede, porre l’attenzione su una questione avvolta nel ‘mistero’:quella della Veronica. Questo termine è attribuito ad un Velo che una pia donna con tal nome (in greco Berenice), avrebbe usato per detergere il volto di Gesù durante la salita al Calvario; il sudore e il sangue sgorgato avrebbero impresso miracolosamente sul panno la Vera icona del Salvatore. Storicamente non se ne ha traccia, anzi pare che il suo ‘culto’ inizi a diffondersi in età Medievale, ma in un recente studio(scritto dal padre gesuita Heinrich Pfeiffer ) si rivela affascinante la storia di un’ icona venerata in Oriente e nota come ’Immagine di Camulia’, ritenuta anch’essa acheropita, originaria della piccola città di Kamulia, o Kamuliane, in Cappadocia, traslata dalla capitale, Cesarea, a Costantinopoli nel 574,divenendo l’icona protettrice della città. Le vicende di questa Immagine la vedono in Africa nella battaglia di Costantina, del 581, in quella sul fiume Arzaman, del 586, e in molti altri episodi bellici e ancora nel 622 si trovava sullo stendardo impugnato dall’imperatore Eraclio (575-641) in partenza per una campagna in Persia. Pare che anche durante l’assedio di Costantinopoli da parte degli Avari, la santa immagine venne esposta sulle mura a difesa della città (626). Dopodichè scompare dalle cronache. Che fine fece? In quel libro(Il Volto Santo di Manoppello-P.Pfeiffer) si ipotizza che possa benissimo essere stata portata a Roma, il cui potere religioso era in continuo crescendo e le necessità di acquisire un prestigio ‘documentato’ sempre più impellente, a fronte di un ‘paganesimo’ che in molte aree era difficile da sradicare. Inoltre, nei luoghi originari dell’icona, era in atto una feroce lotta iconoclasta, che prevedeva la distruzione di tutte le immagini. Potrebbe essere che l’Immagine fosse stata portata a Roma per salvarla,con il patto che un giorno venisse restituita.”La gente a Costantinopoli raccontava che il Patriarca Germano avrebbe affidato l’immagine di Cristo alle onde del mare agli inizi dell’iconoclastia ed essa sarebbe giunta a Roma nel tempo del Papa Gregorio II”.

Veronica e Volusiano davanti a Tiberio. Manoscritto del Sec. XIV. Milano, Biblioteca ambrosiana (foto VeronicaRoute)
Veronica e Volusiano davanti a Tiberio. Manoscritto del Sec. XIV. Milano, Biblioteca ambrosiana (foto VeronicaRoute)

Della ‘Veronica’ non si sentì parlare,difatti,fino al XII secolo,e quando Costantinopoli cadde,allora anche ogni ‘patto di restituzione’ probabilmente si sciolse. Di certo,storicamente la Veronica è attestata a Roma sotto Papa Innocenzo III (1198-1216) che ne promuove in particolare il culto, istituisce una processione annuale e concede indulgenze a quanti piamente vi partecipino.

Veniva esposta alla pubblica venerazione durante gli Anni Santi, ogni 25 o 50 anni come si usa fare con la Sindone, ed erano tantissime le persone che accorrevano a pregare davanti ad essa.

Nei secoli intercorsi però, l’immagine sarebbe stata conservata ‘in incognito’ nel Sancta Sanctorum dell’oratorio di San Lorenzo, nei Palazzi Laterani, dove veniva venerato un Volto ‘acheropita’ del Salvatore (Volto Santo). Ricapitoliamo: l’immagine di Kamulia sarebbe questo Volto; sotto il pontificato di di Papa Alessandro III (1159-1181) accadde qualcosa:
“[…]padre Pfeiffer S.J. avanza l’ipotesi che il velo dipinto, applicato sopra l’immagine originale con un procedimento del tutto inconsueto, possa indicare che in passato nel Sancta Sanctorum si venerava un altro Velo, quello dell’Immagine di Camulia, forse nascosto da una maschera metallica. Quando questa può finalmente venir mostrata pubblicamente, sull’icona originaria si applica una copia dell’Acheropita, che era stata ormai trasferita definitivamente — fino al furto che si consumerà nei primi anni del secolo XVII —, con il titolo di Veronica, in San Pietro”.

Furto che ufficialmente il Vaticano non ammise mai.

Il misterioso pellegrino che apparve al dottor Leonelli sotto le sembianze di un pio uomo (Angelico), poteva in realtà essere un ricettatore di opere d’arte che aveva ansia di disfarsi della ‘reliquia’? Le date riportate nella ‘Relatione Historica’ non sono da prendere alla lettera, infatti. Ovviamente questa parte di storia è una leggenda, iniziando ad avere prova documentale dell’esistenza del Velo a Manoppello dal 1646, quando il de Fabritiis e i Cappuccini redigono davanti al notaio l’atto legale di cessione.

Comunque, sarà un puro caso, da quel momento (XVII sec.) in San Pietro la Veronica non verrà più esposta al pubblico, cesseranno le Ostensioni, saranno perfino vietate tutte le riproduzioni dell’immagine. “[…]l’ultima ostensione pubblica risale agli anni 1600-1601. In seguito, sia Papa Paolo V (1604-1621) che Papa Urbano VIII (1623-1644) ne proibirono qualsiasi copia, anzi quest’ultimo, nel 1629, decretò la distruzione di tutte quelle esistenti”.

Una delle copie della Veronica realizzata dal canonico P. Strozzi (1622). Chiesa del Gesù, Roma
Una delle copie della Veronica realizzata dal canonico P. Strozzi (1622). Chiesa del Gesù, Roma

A proposito: prima del furto le copie raffiguravano l’uomo con gli occhi aperti,come sul Velo di Manoppello, in seguito con gli occhi chiusi. Perchè? Inoltre, sul bordo inferiore del Volto Santo di Manoppello c’è una scheggia di cristallo di rocca (vetro); documenti attestano che i due vetri di cristallo di rocca paralleli a protezione della Veronica erano rotti almeno dal 1618.

Ma allora cosa si conserva nella Cappella della Veronica in San Pietro in Vaticano? Nella cappella che si apre sopra la statua della Veronica — nel pilastro sud-occidentale della cupola —immediatamente dietro la balconata che sovrasta la statua della santa,ci sarebbe soltanto un panno quadrato di colore chiaro non trasparente, sul quale non si distingue alcun lineamento.Quanti -fortunatissimi- hanno potuto vederla per qualche ragione, hanno riferito che non si vede nulla, solo macchie informi.

Basilica di San Pietro in Vaticano. A sinistra la Cappella della Veronica, in uno dei quattro pilastri che sorreggono la cupola
Basilica di San Pietro in Vaticano. A sinistra la Cappella della Veronica, in uno dei quattro pilastri che sorreggono la cupola

Nell’articolo “La Veronica e la Sindone” di Jan Wilson, l’autore si chiede per quale motivo quel Telo,la Veronica,un tempo esposto a milioni di credenti è oggi conservato in tanta segretezza?
Pare che le visite del pubblico siano interdette e non esisterebbero fotografie di alcun tipo della Veronica. Possibile, ci chiediamo? Non abbiamo in realtà mai indagato in merito! Nel 1950 pare che il Telo sia stato esposto dalla balconata della Basilica Vaticana ma che in pratica nessuno riuscì adeguatamente a vederlo. Wilson ci informa che “anche le richieste più formali e di alto livello per ottenere il permesso di scattare una fotografia vengono rifiutate o ignorate. A cosa si deve tutto questo riserbo per questo telo in particolare, quando fotografie in bianco e nero o a colori dell’assai più sacra “Santa Sindone” sono da lungo tempo liberamente permesse?”.

Va da sè che, se la Veronica è stata trafugata veramente nel corso del 1600, non può più trovarsi in San Pietro e dunque nel luogo dove dovrebbe trovarsi (nella Cappella di Santa Veronica), cosa c’è? In via correlata, l’immagine ‘acheropita’ conservata in Laterano, alla luce di quanto ipotizzato da Padre Pfeiffer S.J., sarebbe un velo di seta dipinto, copia fedele della Vera Icona, alias Veronica, alias Immagine di Camulia! Abbiamo capito tutto? Sembrerebbe che il veloce riassunto dia un’idea di quanto scrive Padre Pfeiffer S.J.,ma ci sembra di essere in un romanzo alla Dan Brown! A monte di tutto c’è comunque un’immagine le cui origini sono misteriose, e non creata da mano umana!

Va da sè anche il fatto che è una possibilità che la Veronica(che sarebbe associata all’ ‘Immagine di Camulia’ !) sia ancora circolante,e che si trovi a Manoppello.

Ci chiediamo se siano stati condotti studi per datare il tessuto o il materiale di cui sono costituiti i tratti fisionomici dell’Uomo ritratto.SI potrebbero fare analisi anche sul reperto conservato in San Pietro,nella Cappella di Santa Veronica, e anche su quello conservato nei Palazzi Lateranensi. Si potrebbero spiegare alcune cose e confutare tante teorie forse bizzarre,e avere un quadro meno confuso della situazione.Anche perchè non vi è concordanza tra gli studiosi che si occupano di questa materia. E,al di là di tutto, ribadiamo che la Fede non è merce di scambio, non è influenzabile da un’immagine, ma è dentro ciascun essere umano. Nell’attesa che il mistero venga svelato non ci resta che aspettare un altro Dan Brown che ci racconti un’altra storia .

Per visitare il Santuario del Volto Santo a Manoppello: Convento dei frati cappuccini 65024 Manoppello (PE)
Telefono: 085-859118 Fax: 085-8590041

Fonti:
Duepassinelmistero.it
Fisicamente.it
30giorni.it
voltosanto.it

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