TRA GLI EREMI D’ABRUZZO: SANTO SPIRITO A MAJELLA

 

 

La chiesa e di lato l’ingresso all’eremo

Continua il nostro viaggio seguendo le “orme” di Celestino V, il “Papa del gran rifiuto” come lo definì Dante Alighieri nella sua Divina Commedia; ma Pietro Angelieri conosciuto con il nome di “Pietro da Morrone”,  è soprattutto ricordato per aver reso l’Abruzzo  “la terra degli eremi”.

Veduta laterale

Il religioso infatti, durante la sua tormentata esistenza, fatta di preghiere, contemplazione e “privazioni” si mosse in tutta la regione, cercando luoghi isolati e impervi da raggiungere in cui poter pregare in totale solitudine. Ed è in uno dei suoi lunghi peregrinare in territorio abruzzese, che trovò rifugio in uno dei più spettacolari luoghi montani.

                       Belvedere

Tra cime, valli, strapiombi, probabilmente il futuro Celestino V si lasciò sedurre da cotanta bellezza, in un paesaggio capace di nutrire l’anima e rigenerare il cuore, e scelse così di condurre una vita ascetica dal 1246, in questo luogo “magico” e selvaggio. Si tratta dell’eremo  di Santo Spirito a Majella, un gioiello incastonato all’interno del Parco nazionale della Majella. L’eremo, posto a circa 1130 metri di altezza, si trova a circa 10 chilometri da Roccamorice, in provincia di Chieti.

                    L’ingresso dell’eremo

Non si conosce con precisione la data, né l’origine dell’eremo, ma sembra che fu Papa Vittore III, a lasciare traccia del luogo nel 1053, facendo costruire una chiesa. Nel 1246, quando arrivò Celestino. fece ristrutturare l’eremo, a cui darà il nome Santo Spirito, e fece aggiungere  l’oratorio, e una cella. In seguito, l’arrivo di altri confratelli, rese necessario far aggiungere altre celle e un secondo oratorio. Nel 1278, il vescovo Nicola di Fossa concesse all’eremo il titolo di monastero.

                     La fontana

Furono molti i personaggi illustri che fecero tappa nel monastero, uno di questi è Francesco Petrarca, che cita l’eremo nella sua opera “De Vita” descrivendolo come luogo solitario, adatto all’ascesi spirituale. Il monastero, vivrà un periodo di lento declino, dovuto principalmente a difficoltà economiche e soprattutto di clima.

                        Veduta laterale

Va infatti ricordato che la zona, soprattutto nei mesi invernali è piuttosto estrema, e le abbondanti nevicate, non rendevano certo agevole la permanenza in questi luoghi. Il sostentamento economico era quindi indispensabile per potersi premunire con una discreta dispensa di sopravvivenza. Sarà nel 1586, grazie al monaco Pietro Santucci da Manfredonia che il monastero ottiene il titolo di Badia.

  Camminamento roccioso realizzato nella roccia a colpi di scalpello

 

Tale titolo, permetterà all’ex monastero, un maggior flusso di denaro derivante dal controllo degli edifici e territori circostanti. Viene così costruita la Scala Santa e celebrata la perdonanza, un particolare rito che permette a chi si confessa e si comunica di poter ottenere l’indulgenza plenaria. Ad oggi, la perdonanza viene celebrata il 29 agosto, giorno dedicato alla decollazione di San Giovanni Battista.

L’ultima gradinata che conduce alla cappella della Maddalena

Anche il Principe di Caracciolo di San Buono diede al convento un notevole contributo, fece infatti costruire un edificio di tre piani, chiamato “palazzo del Principe“, che venne trasformato negli anni a seguire in foresteria. Nel 1807, con la soppressione dell’ordine dei Celestini, il monastero venne definitivamente abbandonato. Nel 1951 le ossa di santo Stefano del lupo, vennero portate dal monastero di Manoppello al Santo Spirito. I lavori di restauro, iniziati negli ultimi anni, stanno riportando in vita un eremo di straordinaria bellezza, e che merita di essere visitato e soprattutto conosciuto.

 

Il complesso è aperto solo nei week end dei mesi estivi dove è possibile effettuare una visita guidata al costo di €. 3,00 a persona.

Per informazioni rivolgersi al Comune di Roccamorice tel. 085 85 72 132

 

Rossella Tirimacco

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