SAN MICHELE ARCANGELO, ERCOLE CURINO E MITRA, TRE FIGURE DI UN’UNICA STORIA?

 

Guido Reni “San Michele Arcangelo” prima metà del XVII secolo,  olio su tela 152 x 112

 

Secondo la cultura popolare abruzzese, il Santo per eccellenza della primavera di questa regione “è un giovane armato e sorridente, un virile condottiero di avventure transumanti”.
La sua immagine è l’archetipo della luce e del fuoco, è il principe degli Arcangeli e Comandante Supremo delle Schiere celesti.
È Mi-ka-el, conosciuto nel cristianesimo come San Michele Arcangelo. La sua figura è spesso rappresentata con una corazza e con la spada con cui sconfigge l’eterno nemico Shatan (per lo più rappresentato come un dragone o un serpente), oppure con una veste color bianco-dorato, sempre nell’atto di schiacciare sotto i piedi il drago. I suoi simboli sono una palma e uno stendardo bianco con una croce rossa, egli domina la costellazione del Leone, il suo giorno è la domenica, il metallo è l’Oro,il colore il giallo-oro, l’arancio.

Gli abruzzesi hanno sempre tributato un culto sentito e molto diffuso in tutta le regione, non è insolito infatti imbattersi in tempietti, edicole, altari e grotte, dedicate al santo.
Ma da dove nasce il culto di san Michele?
Per comprenderlo va fatto un passo indietro e tornare alle genti italiche e ad un santuario posto sul monte Morrone.

Il tempio di Ercole Curino, in alto l’Eremo di Celestino V

Proprio in questa zona, sorgeva infatti un grande tempio italico dedicato ad un “Mediatore”, tra il mondo degli dei e quello degli uomini, un eroe nudo e in assalto, armato di clava e di léonte, emblemi e testimonianze di prove iniziatiche.
Si tratta dell’Ercole Curino, la cui statua alta circa 39 cm, è stata rinvenuta nel terrazzo superiore del santuario omonimo a Sulmona, durante gli scavi archeologici del 1959.

La statua dell’Ercole Curino

 

La fitta rete culturale che faceva di Ercole la principale presenza maschile in un pantheon di Madri, Fanciulle e Spose, è testimoniato dai numerosi tempietti e altari dislocati in ogni dove, soprattutto nelle punti preposti al commercio e agli scambi.
Ad Ercole, si affiancò in seguito la figura di Mitra, un altro giovane dio delle caverne e delle pietre, armato di fulgido coltello rituale.” La sua fu una presenza breve, fino a quando nel VI secolo, dopo che la furia dei barbari aveva rovesciato e distrutto gli altari degli dei, distrutto strade e disperso gli uomini di culto, lentamente iniziò a fiorire la figura di San Michele.

Mitra che uccide il toro- “Secondo la dottrina base del mitraismo, Mitra era un dio nato da una roccia e destinato ad assicurare la salvezza del mondo. Per fare ciò fu comandato dal dio Sole (per mezzo di un corvo) di uccidere un Toro, che rappresentava la pienezza della vita. Mitra, con l’aiuto di un cane, riesce a condurre il toro in una caverna, dove lo intrappola. Sollevando la testa del toro per le narici, il giovane gli pianta il coltello nel fianco e riesce ad ucciderlo. Dal corpo del toro morente nascono tutte le piante necessarie per la vita dell’uomo: in particolare il grano, che si genera dal midollo, e la vite, che nasce dal sangue caduto a terra. Altri due animali intervengono a sostenere il dio nella sua impresa: sono uno scorpione, che punge il toro ai testicoli, ed un serpente, che lo morsica.   (Il culto di Mitra

La nascita di un culto

“In Oriente, del resto Michele, Ercole e Mitra avevano a lungo, seppur in regioni e culture differenti, condotto vite e storie parallele.Infatti, dopo la disgregazione degli dei olimpici e la formazione e la dispersione del popolo ebraico durante il regno di Babilonia,” i primi cristiani e i Gentili convertiti avevano sintetizzato i caratteri di queste due figure nell’immagine dell’Angelo che agita le acque nella piscina probatica a Gerusalemme.”

Francesco Fontebasso (Venezia 1707-1769) “La Piscina Probatica” Olio su tela cm. 71×52,5

Avevano proposto così un essere celeste sospeso in un non luogo tra il visibile e l’invisibile. Come Mitra, l’energia gli gonfiava il mantello, come Ercole era psicopompo dei passaggi iniziatici, così Mi-ka-El difendeva la linea di confine tra oscurità e luce, tra salute e malattia.”
Per tale ragione, gli vengono innalzati diversi santuari soprattutto nelle vicinanze di sorgenti termali.
Anche in Occidente va ricercato nella mediazione bizantina, l’anello di congiunzione tra il nuovo culto dell’Arcangelo e quelli precedenti in uso sul monte Gargano dove all’interno della grotta già anticamente veniva praticato la divinatio e la incubatio sopra il vello di un ariete nero sacrificato al mondo sotterraneo.

Nel mondo greco – romano attraverso il sonno si credeva di poter avere un contatto con la divinità. Per questo motivo erano stati eretti in diversi luoghi templi in onore del dio Asclepio e quando subentrò la religione cristiana, alcuni erano ancora efficienti; altri, templi invece su imitazione di quelli pagani, divennero, similmente i posti dove attendere, durante il sonno, la visita dei santi taumaturghi cristiani oppure dei Santi Angeli e di san Michele. (Don Marcello Stanzione “San Michele e l’incubatio”

Michele si inserisce quindi in un antico contesto religioso e di culto attraverso una nuova figura, quella dell’Arcangelo. Fra i Longobardi e San Michele, sin dall’inizio vi fu un rapporto privilegiato, che rese il santuario garganico, visitato da re, papi e imperatore, un centro di culto prima nazionale e poi meta di pellegrinaggio europeo. La fama del principe delle Milizie Celesti, si espanse a macchia d’olio, mentre la sua figura assumeva il ruolo di eroe e difensore del Diritto di Dio.

La Basilica di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia

Così, lentamente il percorso che univa la penitenza del pellegrino, Homo, Angelus, Deus, e che prevedeva la visita alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo a Roma e di S. Giacomo di Compostella in Spagna (Homo), all’Angelo della Sacra Spelonca di Monte Sant’Angelo (Angelus), infine ai luoghi della Terra Santa (Deus), fa si che la figura di San Michele, arricchisca ulteriormente il santuario garganico di un valore, non solo religioso ma anche esoterico. Il santuario michealico è infatti posto su una linea retta e orientata a Nord Est che, partendo dal Monte Carmelo in Palestina, congiunge Delos, il Gargano, la Sacra di San Michele in Valsusa, segue poi in Francia a Mont Saint Michel, procede per St Michael’s Mount  in Cornovaglia, per terminare a Skelling Island in Irlanda.

La Linea Sacra di San Michele Arcangelo è secondo la leggenda il colpo di spada che il Santo inflisse al Diavolo per rimandarlo all’inferno. Nota anche come Linea del Drago, per Linea di San Michele si intende una linea temporanea che, secondo una prima congettura emersa nel 1977 a opera dell’occultista francese Lucien Richer, collegherebbe idealmente (ma non con assoluta precisione goegrafica) sette luoghi di culto accomunati dalla venerazione dell’arcangelo Michele.Inoltre la Linea Sacra è in perfetto allineamento con il tramonto del sole nel giorno del Solstizio di Estate. (1*)

Se la grotta di San Michele è posta lungo la via sacra Longobardum, in Abruzzo mille strade intrecciano i tratturi,le montagne e le pianure dedicate all’Arcangelo. Non sappiamo se il culto del santo sia giunto in questa terra grazie ai longobardi o se il merito vada ascritto alle numerose strade della transumanza grazie alle frequentazioni pastorali in terra pugliese.

Grotta Sant’Angelo a Palombaro

Il gran numero di altari, chiese, paesi, cappelle dedicate all’Arcangelo rendono qualsiasi lettura si voglia fare, circa le origini del culto, piuttosto inattendibili. Ogni singolo evento, ogni singolo edificio ha una storia a sé che impedisce di stabilire una storia in linea generale. Ci basti pensare infatti agli eremi rupestri della madonna della Candalecchia a Trasacco, della Madonna dell’Angelo a Colli di Montebove a Carsoli, di Sant’Angelo in Vetuli a Pacentro, di San Michele a Pescocostanzo, l’eremo di Sant’Angelo a Lettomanoppello, a Sant’Angelo in Volturino a Valle Castellana, alla Grotta di Sant’Angelo a Ripe di Civitella del Tronto, alla grotta di Sant’Angelo a Palombaro. Tutti siti di grande interesse storico ma in parte dimenticati e poco frequentati, e che di fatto sembrano, apparentemente, non avere storie in comune.

I ruderi della chiesa rupestre Sant’Angelo in Vetuli. Curiosità del sito, esso è posto nelle vicinanze del monte Mitra.

Attualmente cerchiamo di recuperare pezzi del nostro passato, osservando con occhi diversi la nostra regione e le nostre tradizioni. La figura di San Michele continua ad affascinarci e ci spinge a voler scoprire sempre di più sulle origini del suo culto.
La strada è sicuramente lunga, e forse non avremo mai modo di conoscere la “vera storia”, ma forse riusciremo a mettere insieme un altro tassello del grande puzzle del nostro passato.

Rossella Tirimacco

 

Citazioni e fonti

Maria Concetta Nicolai “Abruzzo 150 Antiche Feste”

Simbologia archetipo Sole-Michael 

Linea Sacra di San Michele

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