RITI PASQUALI: SULMONA E LA MADONNA CHE SCAPPA

Sulmona- Veduta acquedotto medioevale

 

Sulmona è una piccola cittadina nell’entroterra abruzzese, località di una bellezza straordinaria, ricca di storia e cultura che si manifesta nei suoi tradizionali eventi, alcuni dei quali antichi di secoli. Sulmona è soprattutto famosa per essere la patria di Ovidio, di cui quest’anno ricorre il bimillenario della morte del poeta, ed è inoltre famosa per i suoi tradizionali “confetti”, di cui vanta una tradizione secolare.

 

I famosi “confetti”

 

In questa località, i riti pasquali si contraddistinguono da molte altre manifestazioni, di cui l’Abruzzo (e non solo) ne è pieno, per la loro “originalità”, oltre che per la straordinaria forza interpretativa e rievocativa che i riti stessi richiedono. Particolarmente sentiti da tutto il popolo sulmonese, oltre che dai migliaia di turisti che richiamano ogni anno, i riti pasquali della città, sono delle “rievocazioni” e “libere interpretazioni”, degli ultimi giorni di Gesù e la sua relativa resurrezione. Particolarmente degna di nota è la famosa “Madonna che scappa”.

                                                      La Madonna che scappa

 

La Confraternita di S. Maria di Loreto organizza la tradizionale manifestazione della “Madonna che scappa”.
Si comincia con la processione dell’Addolorata.
Nella serata del sabato santo, i confratelli lauretani, vestiti non con il loro classico abito (tunica bianca e mozzetta verde), ma completamente in abito scuro con papillon, preceduti da altri confratelli con i “fanali”, trasportano la statua della Madonna Addolorata, anch’essa vestita di nero, dalla Chiesa di S. Maria della Tomba a quella di S. Filippo, con il passo dello “struscio”.

 

La Madonna viene portata nella chiesa di San Filippo
Foto Nicoloro G.

 

L’Addolorata sarà custodita nella chiesa di S. Filippo, in fondo alla grande Piazza Garibaldi, fino al giorno successivo, dove sarà protagonista della “Madonna che scappa”.
La mattina del giorno di Pasqua, dopo la S. Messa celebrata dal Vescovo, dalla Chiesa di S. Maria della Tomba parte la processione che raggiungerà Piazza Garibaldi per la rievocazione dell’incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto.
All’inizio sfila lo stendardo verde della Confraternita, poi tutti gli altri confratelli con i “fanali” e infine le statue del Cristo Risorto e dei santi Giovanni e Pietro.
Giunti in Piazza Garibaldi, la statua del Cristo Risorto viene posizionata su un baldacchino allestito sotto l’arco dell’Acquedotto Medioevale, mentre le statue di S. Giovanni e S. Pietro proseguono a passo lento verso la fine della Piazza, dove è ubicata la Chiesa di S. Filippo dove è custodita la Madonna.

 

L’apertura della porta

 

Mentre la statua di S. Pietro si ferma, quella di S. Giovanni prosegue fino al portone della Chiesa per annunciare alla Madonna la Resurrezione di Gesù, ma secondo la leggenda questa non crede alla notizia.
Al rifiuto della Madonna ad uscire, S. Giovanni torna da S. Pietro affinché porti anche lui la notizia alla Madonna.
Secondo la tradizione sulmonese, S. Pietro è “nu fauzone”, ossia un bugiardo (con allusione ai tre rinnegamenti fatti durante il processo a Gesù Cristo), per cui non viene creduto dalla Madonna.
Torna indietro e riparte S. Giovanni per convincere la Madonna a credere.
A questo punto la Madonna si convince e il portone della Chiesa di S. Filippo, tra gli applausi della gente.
La Madonna, ancora vestita di nero, esce dalla Chiesa e con i due apostoli, con il passo dello ‘struscio’, si avvia verso il plateatico della Piazza.

 

La Madonna inizia ad attraversare la piazza

 

Poco prima del Fontanone, posto al centro della Piazza, i due apostoli si fermano, ma la Madonna continua con il passo cadenzato, fino a quando riconosce il Figlio Risorto.
E qui comincia la corsa. Con un ingegnoso sistema di fili (conosciuto solo dai confratelli) il manto nero e il fazzoletto cadono, lasciando il posto ad uno splendido abito verde ricamato d’oro e ad una rosa rossa, tra gli applausi della gente, il volo delle colombe e lo sparo di mortaretti, la Madonna corre incontro al Figlio Risorto.
Al termine della corsa c’è un abbraccio generale tra tutti i confratelli.

 

La corsa

 

Se tutta la manifestazione si svolge senza intralci (corsa, caduta del manto, volo delle colombe), secondo la tradizione sarà un anno propizio, mentre se qualcosa non funziona, sempre secondo la tradizione, vi saranno sventure e calamità naturali. La preoccupazione diventa più grande se la statua della Madonna, durante la corsa dovesse cadere o si rovinasse. Storiche sono le cadute del 1914 e del 1940, secondo alcuni, presagi delle successive guerre.

 

Il Cristo

 

Dopo la corsa la Madonna viene portata nella vicina Chiesa di S. Chiara per ricomporre il manto e i capelli sconsigliati nella corsa e per sostituire il piedistallo per portarla in processione.
Si ricompone la precessione e percorre le vie del centro storico.
Appena si entra nel territorio di competenza dell’Arciconfraternita della SS. Trinità, i lauretani cedono i simulacri ai trinitari per portarli in processione. E’ il contrario di quello fatto nella processione del Cristo Morto organizzata dai trinitari il Venerdì Santo.

 

Figlio e Madre di nuovo insieme

 

Saranno ripresi dai lauretani e portati fino alla Chiesa di S. Maria della Tomba, dove la processione farà rientro tra lo sparo dei mortaretti e il suono festoso della banda.
E poi tutti a pranzo per il tradizionale pranzo pasquale.

 

Antonio La Civita

I commenti sono chiusi.