PELTUINUM: UN GIOIELLO IGNORATO, DAL PASSATO LEGGIAMO IL NOSTRO FUTURO

Vivevano qui un tempo gli antichi Vestini, uno dei fieri popoli italici di lingua osco-umbra… poi arrivò la Roma “conquistatrice” e dopo numerose battaglie di sangue, i popoli italici divennero “romani”…

 

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta della terra d’Abruzzo, una terra che non finirà mai di meravigliarci per le sue innumerevoli bellezze, spesso sconosciute e in parte “ignorate” da molti, una terra che ad ogni angolo mostra dei capolavori sia in termini ambientali che storici. Questa volta abbiamo deciso di fare un’escursione nella “storia”, tra le rovine dell’antica Peltuinum, un sito archeologico di notevole importanza, dichiarato monumento nazionale nel 1902.

Lungo i percorsi tratturali dell’Appennino, su un pianoro sopra l’altopiano di Navelli, presso Prata d’Ansidonia troviamo le rovine dell’antica Peltuinum, una città un tempo abitata dai Vestini e in seguito occupata dai Romani.
Fondata tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C, la città ebbe un massiccio intervento edificatorio, grazie anche alla sua collocazione strategica, poichè attraversata in senso E-O dalla via Claudia Nova, raggiungendo così un ruolo molto importante sia dal punto di vista politico che economico-strategico e nel controllo dei traffici commerciali legati ai percorsi della transumanza.

 

 Lentamente le loro lingue scomparvero e furono sostituite dal latino. Divinità e tradizioni di entrambi si mescolarono, dando così vita a quel grande “Impero Romano” che noi tutti conosciamo.

 

 

Entrando dalla porta ovest si raggiunge lo splendido tempio, forse dedicato ad Apollo, così come testimoniano i resti epigrafici e il ritrovamento di una mensa per le offerte alle divinità, in seguito riutilizzata come soglia di un’abitazione e che recava la scritta “Apellune”, probabilmente una deformazione del dialetto locale. Intorno al tempio vi era un grande portico che delineava l’area sacra dalla terrazza urbana su cui sorgeva uno straordinario teatro che poteva contenere circa 2600 persone, con la cavea aperta verso il pendio della collina, dove ancora oggi possiamo ammirare parte delle gradinate per gli spettatori rivolti verso la vallata in uno sfondo di una bellezza suggestiva ed “eterna”.

 

Dopo un periodo d’oro… un forte terremoto nel 346 d.C., diede un primo forte segnale a quei popoli del cambiamento che sarebbe arrivato da lì a breve con la caduta della Roma Imperiale.

 

In tempi più recenti, poichè la strada del Regio Tratturo Borbonico, coincideva con la via romana, le antiche porte d’ingresso vennero utilizzate per il pagamento del dazio delle greggi. La conservazione della porta ovest infatti, è dovuta grazie al suo continuo utilizzo come varco di controllo per il passaggio del bestiame. Gli uffici doganali successivi all’epoca romana, vennero ricavati nello spazio tra le torri. La funzione di dogana che si è svolta quasi ininterrottamente per secoli, ha portato così al cambiamento del nome “Peltuinum” in “Ansedonia” dal latino ‘ansario‘ (dazio). Il tratturo di Peltuinum è largo 111 metri e presenta diversi ‘cippi‘.

 

Il terremoto distrusse gran parte della città, ma non fu il solo a decretare la fine di Peuntilium. Le continue distruzioni della guerra gotico-bizantina prima e poi longobarda, spinsero la popolazione a lasciare definitivamente la città, dopo che i Franchi nel 775 d.C. guidati da Carlo Magno, la rasero al suolo.

 

Uno di questi, un bassorilievo raffigurante un falcetto e due capre, è stato trovato verso l’area centrale della città, presso la via Claudia Nova e testimonia l’importanza del traffico transumante anche nel sec. III d.C. Si tratta di una dedica al dio Silvano “per grazia ricevuta” da parte dei pastori Angilis e Saturninus.
La vita della città termina intorno al V secolo, forse a causa di un forte terremoto. La popolazione inizia così lentamente ad abbandonare l’antica Peltuinum. L’impero romano, oramai indebolito e giunto al capolinea aveva diffuso un clima di insicurezza generale; inoltre,  le continue guerre gotico-bizantina e poi longobarda, la distruzione definitiva della città da parte dei Franchi, guidati da Carlo magno nel 775,  aveva spinto le popolazioni a spostarsi su luoghi più facilmente difendibili, dando così il via alle numerose roccaforti e borghi medioevali, così numerosi nella nostra regione.

 

Da quel momento in poi le popolazioni iniziarono a spostarsi su luoghi più facilmente difendibili, dando così il via alle numerose roccaforti e borghi medioevali, così numerosi nella nostra regione. Nasce una nuova epoca.

 

Alla fase di abbandono segue poi un’intensa attività di spoliazione e depredaggio del materiale edilizio, come confermano i numerosi frammenti di decorazioni architettoniche, capitelli, colonne, grandi blocchi calcarei, sicuramente provenienti dagli edifici della città romana, riutilizzati nelle chiese e nei castelli medievali della vallata (in particolare nelle chiese di San Paolo a Peltuinum, Prata d’Ansidonia, Bominaco). In età medioevale, di Peltuinum non restavano che alcuni piccoli complessi legati al culto cristiano e un fortilizio realizzato sfruttando le preesistenti murature del teatro romano e che aveva la funzione di controllo sulla piana circostante.

 

Tutto si riforma e si trasforma, dal Grande Impero, un nuovo potere si sarebbe affermato “Il Cristianesimo”, nuove guerre “unificanti” metteranno fine agli antichi culti pagani, nuovi usi e costumi si fonderanno tra di loro dando vita dopo un periodo “buio” al Rinascimento.

                                                Le campagne di scavo

 

Le prime campagne di scavo nella città furono condotte tra il 1983 e il 1985, in collaborazione fra la cattedra di Topografia dell’Italia antica dell’Università “La Sapienza” di Roma, la Soprintendenza archeologica d’Abruzzo, la Comunità Montana e gli Enti locali. La presenza di strutture emergenti dal livello del terreno nell’area centro-meridionale del pianoro, ha fatto sì che fosse data particolare attenzione a quello che poi si è rivelato essere un imponente complesso teatro-tempio, che riprende modelli architettonici e urbanistici tipici della Roma augustea. Gli scavi misero in luce il tempio con il portico a tre bracci che lo circondava, e parte del teatro. Tra il 1986 e il 1996, la Soprintendenza ha quindi realizzato lavori volti al consolidamento e alla valorizzazione delle strutture note. Durante questo periodo si svolsero altre campagne di scavo che misero in evidenza il settore meridionale del teatro, su cui insisteva un piccolo apprestamento fortificato, interessante testimonianza della storia della Peltuinum medievale.

 

Un parallelismo con il passato è necessario per comprendere il nostro presente… e come forse andrà parte del futuro.

 

 

Tra il 2000 e il 2002 le campagne di scavo si sono concentrate nell’area del teatro, portando in luce: parte delle gradinate per gli spettatori e del sistema di smaltimento delle acque meteoriche, le fondazioni della metà settentrionale dell’edificio scenico, la camera di manovra del sipario, il portico che chiudeva il complesso teatrale offrendo agli spettatori riparo dalla pioggia e dal sole in occasione delle rappresentazioni. L’impegno degli anni trascorsi, oltre all’acquisizione di importanti dati scientifici, ha consentito di evidenziare le articolazioni architettoniche del complesso monumentale.
In prospettiva, come già accennato, c’è anche il recupero al complesso teatrale del castello medievale che, sfruttando ne le poderose strutture, sorse sull’antico ingresso meridionale e ne conserva all’interno resti importanti. Non è da dimenticare che, accanto al risultato più evidente delle campagne di scavo, costituito dalla riacquistata emergenza monumentale, esiste tutta una serie di materiali di differenti caratteristiche che costituisce già il nucleo iniziale per un antiquarium dell’antica Peltuinum.

 

Nuove genti arrivano da altri “mondi” mescolandosi con le popolazioni locali. Ma se un tempo si combatteva dando persino la propria vita per difendersi dal nemico, oggi osserviamo una guerra “non convenzionale”…

                                                       Considerazioni

 

Osservando questa piana ormai deserta, dichiarato monumento nazionale nel 1902, dimenticata e sconosciuta persino a molti abruzzesi, mentre mi aggiro tra le stradine dove un tempo camminarono forti guerrieri e antichi pastori, leggo la mia storia… leggo il passato di un popolo il cui sangue scorre non solo nelle mie vene, ma nelle vene di gran parte di noi tutti. Dall’antica porta, al tempio corinzio dedicato ad Dio Apollo, alla necropoli, l’antico forno, il maestoso teatro con la cavea che da sulla vallata e che poteva contenere circa 2600 persone, posso sentire intorno a me la vita che scorre fino ad arrivare ai giorni nostri e al “nuovo cambiamento” in atto. Un parallelismo con il passato è necessario per comprendere il nostro presente… e come forse andrà parte del futuro. Nuove genti arrivano da altri “mondi” mescolandosi con le popolazioni locali. Ma se un tempo si combatteva dando persino la propria vita per difendersi dal nemico, oggi osserviamo una guerra “non convenzionale”, nuovi conquistori arrivati grazie ad un “cavallo di Troia” realizzato da Ong senza scrupoli, da mercenari e da guerrafondai assetati di potere, inoltre l’inevitabile e fisiologico processo di cambiamento viene accellerato da leggi che non tengono conto dei processi di “sintesi” che dovrebbero avvenire in maniera naturale.

Osservando questa piana ormai deserta, dichiarato monumento nazionale nel 1902, mentre mi aggiro tra le stradine dove un tempo camminarono forti guerrieri e antichi pastori, leggo la mia storia…

 

Ogni cambiamento ha bisogno di tempi più o meno lunghi, per essere metabolizzato ed accettato. Gli antichi Vestini, probabilmente faticarono a lungo prima di accettare la perdita della propria lingua e delle proprie tradizioni, così come una volta divenuti Romani, fu necessario un periodo come quello dell’Inquisizione con le sue torture i suoi roghi che divampavano in tutta Europa, per mettere fine agli antichi culti pagani. E il domani? La nuova invasione è diversa dal passato, la chiamano “integrazione”, ma nessuna integrazione è possibile senza che da parte di entrambi non si perda parte del proprio passato e delle proprie radici, del resto, basta guardare la storia per comprendere quel che poco resta di gloriosi passati e di ataviche tradizioni ormai sepolte nelle pieghe del tempo. Comunque vadano le cose… tutto andrà come deve andare… l’importante è iniziare ad accettare che qualsiasi cambiamento non può essere fermato. Io non so chi camminerà domani su queste antiche rovine, non so se un giorno, forse un “nuovo individuo” del domani, come me si chiederà le stesse cose e se cercherà delle risposte nella storia dei suoi antichi avi…

Rossella Tirimacco

Foto: Antonio La Civita

 

Citazioni e Fonti

Comune Prata D’Ansidonia http://www.comune.pratadansidonia.aq.it/la-citta/peltuinum/
Impero Romano- Peltuinum http://www.romanoimpero.com/2010/05/peltuinum-abruzzo.html
Cartellonistica Regione Abruzzo- Settore Turismo

I commenti sono chiusi.