LA DAMA BIANCA, UNA STRANA FIGURA CHE SI AGGIRA NEL CASTELLO DI POPOLI

 

Ogni castello che si rispetti ha la propria storia e una leggenda di contorno. Solitamente c’è anche un fantasma. A volte ha le sembianze di una donna, la cui vita è legata ad eventi tragici e dolorosi. In alcuni casi, la donna con il nome di “Dama bianca”  si presenta  senza occhi né bocca, e la sua inquietante presenza che si aggira per il castello spesso è foriera di sventura. Nella tradizione popolare, si tratta di uno spirito che non trova pace, costretto ad errare in un limbo tra cielo e terra. Anche il castello di Popoli, ha la sua leggenda e la sua Dama bianca. Questa è la sua storia…

 

Si dice che alla sera, dopo il tramonto, tra le rovine del castello vaghi un bianco fantasma; gocce di sangue, che formano un cuore, macchiano una delle pietre alla base della torre più alta.

Questo cuore di sangue, però, può essere visto solo da una donna giovane, bella e innamorata.
La storia del bianco fantasma ha inizio in una notte di gennaio del 1676, quando due cavalieri, Carlo Monaldeschi e Petrossi, si stavano dirigendo da Capestrano al castello di Popoli.
Petrossi, vedendo il compagno turbato, chiese cosa lo impensierisse e Carlo Monaldeschi rispose che stava pensando a Diana Gaetani d’Aragona, moglie del Duca di Popoli Giuseppe II Cantelmo, di cui era innamorato.
Monaldeschi spiegò che lei era stata costretta a sposare il Duca, un uomo che non avrebbe mai amato e che spesso la faceva soffrire.
Sentendo queste parole, Petrossi suggerì al compagno di rapire la donna e che l’avrebbe aiutato nell’impresa.
Carlo Monaldeschi approvò l’idea di Petrossi e accettò il suo aiuto, ma propose di agire dopo che il fratello del Duca, Restaino, avesse condotto una parte delle truppe al Duca di Poli.
I due cavalieri giunsero così al castello e qui Carlo Monaldeschi si separò dal compagno.
Nel frattempo Donna Diana si trovava nei suoi alloggi. Era mezzanotte quando udì dei fischi provenire da fuori. Lei silenziosamente uscì dalla stanza e si recò nel cortile del castello; raggiunse il muro di cinta, aprì una piccola porticina da cui entrò Carlo Monaldeschi, che abbracciò subito la donna.
Il Cavaliere riferì alla donna il suo intento di liberarla dal Duca, grazie anche all’aiuto di pochi uomini fidati. Lei accettò e disse che quando lui avrebbe ricevuto da un uomo di fiducia l’anello che le regalò al primo incontro, sarebbe stato il momento di agire.
Improvvisamente si sentì uno sparo provenire dagli spalti. I due erano stati scoperti.
Mentre cercavano di nascondersi, i due furono scoperti dal Duca stesso che fece imprigionare il Cavaliere.
Subito dopo il Duca si recò dalla consorte e le comunicò che Carlo Monaldeschi non sarebbe stato giustiziato, come invece sarebbe dovuto accadere.
All’Alba il Duca si recò nella stanza dove il Cavaliere era tenuto prigioniero e insieme a due guardie lo condusse in un’altra sala. Sopra un tavolo posizionò due pistole, polvere da sparo e piombo e fece convocare la Duchessa.
Le disse che lei avrebbe dovuto caricare una delle due pistole. Quella carica l’avrebbe dovuta dare a colui che, secondo lei, dovrebbe essere il vincitore; l’altra scarica, a colui che avrebbe dovuto soccombere.
Questa era la vendetta del Duca.
Diana d’Aragona uscì dalla sala e il Duca disse che alla sera si sarebbe disputato il duello.
Giunta la sera, i due contendenti si recarono in un prato dietro il castello, mentre la Duchessa era ancora nella sua camera.
Poco dopo la Duchessa, vestita di bianco, li raggiunse e consegnò loro le pistole.
Nel momento stesso in cui i due stavano premendo il grilletto, lei si interpose tra i duellanti e fu colpita da due proiettili: uno al cuore ve l’altro alla testa.
Così morì Diana Gaetani d’Aragona, Duchessa di Popoli, dall’uomo che l’ha voluta in sposa e avrebbe voluto che l’amasse e dall’uomo che per lei provava un amore smisurato.

Fonte: Archeoclub Popoli Delegazione di Pescara

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