LA CAPPELLA SISTINA D’ABRUZZO: L’ORATORIO DI SAN PELLEGRINO A BOMINACO

Dalla statale 17, sull’altopiano di Navelli, al Km 30, deviando per Caporciano, improvvisamente appaiono le mura di un castello restaurato, con una torre cilindrica che si erge contro il cielo. Inaspettate, quasi a rassenerare l’animo, tra tanta forza e natura aspra, elegantissime e raffinate, compaiono le absidi di una chiesa e sullo sfondo le montagne più alte d’Abruzzo. Nascoste, quasi con pudore monastico, dalle vie di grande comunicazione, sicure nella loro vita millenaria, a 975 metri di quota, si svelano due monumentali chiese benedettine: San Pellegrino e Santa Maria Assunta.
Oggi, in Abruzzo sembra persa la coscienza del fenomeno monastico; i monumenti che troviamo qui a Bominaco, come pure altri, sparsi in ogni angolo di questa regione, perpetuano la memoria storica di quel fenomeno che per secoli ha permeato la civilizzazione di questa terra.

Don Serafino Lo Iacono

Sembrava una piccola chiesetta di campagna…

 

Quando arrivammo a Bominaco, in realtà non avevamo un’idea chiara del famoso Oratorio di cui avevamo letto in un articolo tempo addietro. Sapevamo che si trattava di un edificio dichiarato monumento nazionale nel 1902 e che insieme alla vicina chiesa di Santa Maria Assunta, faceva parte di un complesso monastico costruito nel 1263 dall’abate Teodino. L’Oratorio venne dedicato a San Pellegrino, un martire venerato in questa zona, ed è proprio sulla tomba del santo che venne costruita la piccola chiesetta intorno al sec. VIII. Famoso per gli affreschi che si possono ammirare al suo interno l’Oratorio e una straordinaria testimonianza della pittura medioevale abruzzese.

Le absidi della vicina chiesa Santa Maria Assunta

 

Quel giorno eravamo sulla strada per l’Aquila, quando ad un tratto in prossimità dell’indicazione di Caporciano, decidemmo di deviare per poter visitare finalmente il famoso Oratorio.
Mentre salivamo, lungo i tornanti ammiravamo il paesaggio circostante. La natura incontaminata e selvaggia sembrava proteggere un passato fatto di antichi borghi e roccaforti che permisero un tempo alle genti italiche di sopravvivere dalle continue invasioni barbariche.

 

Paesaggi senza tempo… quasi la natura abbia eretto barriere a protezione di luoghi che appaiono incantati

 

La bellezza di certi paesaggi non finirà mai di stupirmi, a volte sembra quasi di trovarsi in una dimensione “passata”, e arrivati qui con una macchina del tempo. In un mondo dove tutto passa, dove l’architettura cambia, modella, plasma nuove forme, creando così nuove visioni paesaggistiche… qui tutto resta “immobile” a testimonianza della nostra storia…e  del nostro passato.

Arrivati nel piccolo borgo, un piccolo bar all’ingresso principale accoglieva i visitatori con musica a tutto volume. Alcuni giovani si cimentavano con il karaoke, probabilmente era uno dei pochi passatempi del luogo, anche se nemmeno la musica ad alto volume riusciva a “coprire il silenzio” che aleggiava tutto intorno.

 

La musica a tutto volume non riusciva a “coprire” la “musica” del silenzio di questi luoghi…

 

Parcheggiamo l’auto e ci incamminammo verso il piccolo oratorio che trovammo chiuso. L’esterno era abbastanza semplice, sembrava una piccola chiesetta, come tante. Di certo non avrei mai potuto immaginare la bellezza e la ricchezza pittorica che avrei ammirato all’interno, da lì a breve.  Un cartello spiegava che per le visite era necessario chiamare i custodi. Mentre ci chiedevamo cosa fare, qualcuno prima di noi aveva già telefonato avvisando di voler visitare l’interno dell’oratorio. Dopo pochi minuti infatti, i due custodi, moglie e marito, arrivarono e ci fecero entrare in quella che viene definita “la Cappella Sistina d’Abruzzo o la Cappella degli Scrovegni di campagna”.

Una piccola chiesetta di campagna… ma “l’apparenza inganna”

Tutto l’edificio poggia su roccia viva, ed è un’unica aula che misura metri 18 x 5,80, grande circa 110 mq. Nel mezzo della chiesa due plutei sono rappresentati da un drago e un grifo, probabilmente sono di riporto da Peltuinum.
L’intero corpo dell’edificio è ricoperto di affreschi, stride il contrasto tra l’esterno ed interno, quasi sembra dirci “di guardare oltre le apparenze” e che la vera ricchezza la troviamo nella “semplicità” e probabilmente dove non immaginiamo.

Ci vuole un po’ per realizzare il contrasto tra la semplicità dell’ esterno dell’edificio e la complessità pittorica dell’interno

 

Gli affreschi furono concepiti come emanazione della stessa liturgia che i monaci celebravano nel coro conventuale. Per questo si ritiene plausibile che gli autori dei vari affreschi furono gli stessi monaci. “L’insieme pittorico esprime una simbiosi culturale che soltanto la comune educazione teologica e la medesima sensibilità monastica potevano produrre.(1) I cicli pittorici furono  quindi dipinti da maestri differenti e precisamente: Il Maestro dell’Infanzia, il Maestro della Passione, il Maestro Miniaturista, il Calendario Bominacense
Ci guardammo intorno, senza proferire parole, quei dipinti meritavano un religioso silenzio, mentre lasciammo che l’energia del luogo “ci parlasse”. Ad una prima lettura della serie di affreschi osservammo un ciclo sull’infanzia di Cristo e uno sulla Passione, scene tratte dal Giudizio Universale, storie di San Pellegrino e di altri santi ed una serie sui mesi del Calendario.

L’ingresso principale dell’Oratorio

La custode era una donna molto sensibile, il suo era un linguaggio che le veniva direttamente dal cuore.  E’ evidente dalle sue parole l’amore che prova per quel piccolo-grande edificio. Ci mostra i due cicli forti dell’Anno liturgico: il Natalizio e il Triduo pasquale, più gli apostoli e i vari santi che la comunità onorava nelle proprie chiese, come indicato nel calendario ivi dipinto. Ci spiega che gli affreschi seguono un filo logico e discorsivo sulla vita di Cristo
Nelle sezioni superiori, vediamo il Vangelo dell’Infanzia e termina sul lato opposto con la presentazione al tempio di Gesù. Nelle sezioni inferiori, vediamo la Passione di Cristo ed ha inizio con l’ingresso trionfale a Gerusalemme per riprendere poi con la cena ebraica e termina, sempre nel lato opposto con la Sepoltura.

Meraviglia…

Le scene della Crocifissione e della Resurrezione non compaiono poiché gli affreschi in San Pellegrino celebrano i contenuti essenziali della fede cristiana.
Le storie dedicate a San Pellegrino sono sei, mentre il ciclo dell’infanzia di Cristo comprende gli episodi dell’Annunciazione, della Visitazione, della Natività e della strage degli innocenti. Il ciclo della Passione comprende gli episodi dell’entrata a Gerusalemme, la lavanda dei piedi, l’Ultima cena, il tradimento di Giuda, l’arresto, il processo, la Deposizione dalla croce, la sepoltura e l’apparizione ad Emmaus. Il giudizio universale è diviso nelle scene della Pesa delle anime, San Pietro che apre le porte del paradiso, i patriarchi con le anime dei beati, i dannati torturati dai demoni. Del calendario restano leggibili soltanto i primi sei mesi raffigurati tramite i segni zodiacali, le attività dell’uomo e le festività della diocesi di Valva, al quale apparteneva l’oratorio.

Particolare

 

Resto incantata ad osservare quello spettacolo che mi si para innanzi agli occhi… ad un tratto la custode si avvicina e mi chiede “Signora sta bene? La vedo turbata… sente qualcosa?”. E’ strano come certe connessioni avvengano tra perfetti sconosciuti, e certamente la donna aveva intuito che la mia non era semplice ammirazione e che avvertivo altro. Le risposi con poche frasi, quasi sussurrando. La donna decise allora di mostrarmi un “piccolo segreto”. Mi portò vicino l’altare, mi fece inginocchiare  e mi disse di mettere la testa all’interno di una piccola apertura posta proprio sotto l’altare e di aspettare.

Il retro della chiesa Santa Maria Assunta

 

Non racconterò quanto accaduto in quei momenti… porto con me da quel giorno un dono prezioso e che appartiene alla mia sfera personale. Finimmo il giro di visite alla vicina chiesa di Santa Maria Assunta e di cui parlerò in un successivo articolo. Lasciammo quel luogo con la consapevolezza di aver visitato un luogo “magico”… un luogo dove magia e Fede si incontrano e si congiungono proprio lì… in quell’Oratorio che all’apparenza sembra una delle tante piccole chiesette di campagna.

Rossella Tirimacco

 

 

Bibliografia

Serafino Lo Iacono,  “Bominaco, insonne desiderio di Dio”

Wikipedia

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