LA BATTAGLIA DI SAN TERENZIANO E LA DISTRUZIONE DEL CASTELLO DI ROCCACASALE

Veduta di Roccacasale (Aq)

Siamo nella Valle Peligna, proprio nell’entroterra della regione, a pochi chilometri dal famoso eremo di Celestino V e dall’Abbazia Morronese. In questa valle, circondata da montagne, che sembrano quasi proteggerla, e in parte isolarla, dal resto del mondo, si ergono (come nella gran parte della regione) arroccati sui monti, antichi borghi medioevali. A pochi minuti dall’uscita dell’autostrada A24 per Pratola Peligna, troviamo un borgo molto particolare, e di cui vi parleremo prossimamente, poco più in alto si erge un castello… o quello che ne rimane.

Ogni castello che si rispetti ha una propria storia  da consegnare ai posteri, il castello di Roccacasale, tra le tante storie racchiuse tra le sue mura, ci racconta quella della sua rovina e delle sue macerie.

Infatti, anche se a prima vista il castello sembra degradato per via del tempo, in realtà la storia è ben diversa e la distruzione avvenne per mano dell’uomo, precisamente per mano dei francesi.

Il castello

Questa è la sua storia…

Alla fine del 1798 ha inizio l’occupazione militare dell’Abruzzo da parte delle truppe di Napoleone Bonaparte.
I Francesi provenienti da Pescara, dopo il sacco tremendo e sanguinoso di Popoli, si dirigevano verso la Valle Peligna, per poter proseguire verso Napoli.
Il capo massa di Introdacqua Giuseppe Pro io aveva radunato circa 700 uomini per sbarrare la strada ai Francesi. Il Barone di Roccacasale Giuseppe Maria De Sanctis, che ritornava al suo paese con i suoi cavalieri dopo le battaglie del pescarese, fu avvicinato dal Pro io che gli offrì il comando del piccolo esercito.
I Francesi, dopo il sacco di Popoli, avanzano nella Gola di Intramonti, dall’alto del bosco circostante l’attuale complesso che domina la Valle sottostante e l’ingresso nella Valle Peligna, inizia una fiera sassaiola con l’ausilio di fucili e sciabole, si dà inizio ad un forte attacco alla colonna francese.
La resistenza all’avanzata francese durò 5 giorni ma fu tutto reso vano dall’arrivo dei rinforzi.
Questa battaglia passerà alla storia come la battaglia di San Terenziano.
Il 5 gennaio 1799, sabato, i Francesi sbaragliarono la resistenza delle truppe del Barone De Sanctis e del Pronio e entrarono nella Valle Peligna. Per ritorsione assaltarono l’abitato di Roccacasale e il castello che era rimasto sguarnita di un’opportuna difesa.

Ciò che resta dell’antico castello, dopo la battaglia di San Terenziano

 

I Francesi dilagano nelle vie del paese, uccidendo a colpi di sciabola e fucile quanti incontrarono e dando alle fiamme il castello di Roccacasale dopo averlo depredato. Tutti gli abitanti del castello, per lo più donne e bambini parenti del Barone De Sanctis impegnato nella battaglia di San Terenziano, furono uccisi. Fra i cittadini, dopo il passaggio dei Francesi, si conta toni 17 vittime, fra le quali Don Donato Taddeo il quale con la Croce in mano, uscendo dalla Chiesa di San Michele Arcangelo e intimando ai Francesi in nome di Dio di fermarsi, fu colpito da un colpo di sciabola che lo decapito’.
Di seguito si riporta un documento dell’archivio parrocchiale di Roccacasale sui tragici fatti del 5 gennaio 1799:
“Il 5 gennaio 1799, il giorno di sabato e propriamente alla vigilia dell’Epifania, furono uccisi dai Galli – con nostra rabbia e paura per cui fummo costretti a prendere la fuga sui monti e per questo siamo rimasti incolumi – i seguenti uomini: Reverendo Don Donato Taddeo, curato, 77 anni; Sante Colarocco, marito di Di Sante Domenica, di Alessio, 60 anni circa; Donantonio Colarocco, marito di Sclocco Apollonia, 44 anni; Crescenzo D’Eliseo, marito di Manini Rosa, 38 anni; Francesco Anzellotti di Donantonio, 21 anni; Giovanni Battista Di Giambattista, di anni 70 e sua moglie Caterina Silla, anni 60; Rocco Marotta, 72 anni; Felice Amabile, figlia di Rocco, marito di Anzellotti Palma, di Bernardino, 30 anni; Valentino Marotta, 24 anni; Angelo Sclocco, marito di D’Ascanio Angela, figlia Di Domenico, 40 anni; Matteo D’Eliseo, ‘combustus fuit’ (fu trovato bruciato), 79 anni; Giuseppe Di Dionisio, marito di Marotta Geltrude, anni 63; Andrea D’Ascanio, marito di D’Isidoro Serafina, anni 35; Giovanni Di Vico, marito di Vizzini Lucia, anni 64; Andrea D’Angelo, anni 35.
Lo stesso giorno il Paese fu evacuato e dato alle fiamme dai siparietti Galli e ai morti è stata data sepoltura perché morti pe la fede Cristiana e propriamente sepolti nella Chiesa della Madonne delle Grazie. Firmato: Don De Vincentis Costantino.

 

Antonio La Civita

 

Citazioni e fonti

archivio parrocchiale – Roccacasale

dal sito: www.roccacasale.gov.it

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