CHIETI: LA FESTA DEL MAJO

 

Il Majo è una festa agreste, propiziatoria e di rinnovamento. Il giorno del 1° Maggio si festeggia la rigenerazione della natura e della vita animale e il ristabilirsi degli equilibri naturali.
                                                   La festa del Majo a Chieti

Oggi si reinventano accensioni di falò per rivivere momenti dei paesi di origine, come a Chieti con l’accensione del Majo. L’associazione Camminando insieme e il C.A.T.A. (Centro Antropologico Territoriale degli Abruzzi) hanno proposto di riattualizzare alcuni rituali sacri che hanno sempre scandito l’organizzazione della vita agro-pastorale con la festa del Majo, nel quartiere di Madonna del Freddo a Chieti, entro la cornice di un bel parco posto tra gli enormi caseggiati limitrofi alla scuola. La festa del Majo inizia con una parata capeggiata dal fantoccio del Majo, in seguito, in uno spiazzo attori cultuali, vestiti con abiti e gioielli tipicamente abruzzesi, inscenano dapprima il canto propiziatorio dei dodici mesi, incentrato sulla pantomima in cerchio del succedersi dei mesi impersonificati, seguito dalla danza del laccio d’amore. Questa danza propiziatoria presenta una disposizione circolare dei partecipanti, tesa a creare uno spazio sacro d’azione, attorno ad un palo centrale, simbolo fallico della fecondazione naturale, sormontato da un rigoglioso mazzo di fiori e sorretto da una donna, nonché axis mundi capace di collegare cielo e terra. Attorno alla cima del palo sono legati otto coppie cromatiche di corde, distinte secondo la presenza di quattro colori diversi (bianco, rosso, verde, blu), per un totale di sedici nastri, i quali vengono impugnati singolarmente da una coppia di attori, un uomo ed una donna, così da creare otto duetti che conciliano il genere attraverso il colore.

Attorno alla cima del palo sono legati otto coppie cromatiche di corde, distinte secondo la presenza di quattro colori diversi (bianco, rosso, verde, blu), per un totale di sedici nastri, i quali vengono impugnati singolarmente da una coppia di attori, un uomo ed una donna, così da creare otto duetti che conciliano il genere attraverso il colore.

La danza contempla una struttura di alternanza giocata sul succedersi di due moti simultanei, uno tendente a descrivere una rotazione oraria, l’altro orientato verso una circolarità antioraria. I nastri, che rappresentano nel divenire della dinamica motoria “la vegetazione che risorge”, vengono così abilmente intrecciati nella danza, attraverso l’incrociarsi di attori che passano alternativamente al di sotto e al di sopra dei lacci che vengono portati dagli altri provenienti dal senso contrario. Una volta creato l’intreccio, per una sorta di compensazione simbolica, avviene la faseinversa dello strecciamento. La simbologia del legame unisce l’uomo al destino della rigenerazione attraverso il moto della danza. La celebrazione continua poi con saltarelle e quadriglie. Dopo il pasto con un antico piatto tipico il cerimoniale si conclude infine con il rogo del fantoccio del Majo.

Citazioni e fonti: Cfr. E. Ricci,Festa del majo tra passato e presente.

Mammoccia, San Benedetto dei Marsi di Gabriele Tardio

Elementi caratterizzanti il Palio delle Pupe ”

Foto: Camminando Insieme Onlus http://www.camminando-insieme.it/il-majo,182.html

 

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