BORGHI E CASTELLI D’ABRUZZO: IL CASTELLO DI BOMINACO

 

Ogni terra è unica, ogni terra è speciale, ogni terra ha le sue peculiarità e particolarità che la contraddistinguono rispetto ad altre. Quando arriviamo in un nuovo territorio, c’è sempre qualcosa che ci colpisce a prima vista, che sia il mare, la montagna o l’architettura. Ad un visitatore che arriva per la prima volta in Abruzzo, ciò che colpisce di primo impatto, è sicuramente il paesaggio con i diversi borghi e castelli arroccati sui monti. Le numerose torri che svettano tra cielo e terra sembrano dei guardiani che si fronteggiano tra di loro a protezione di un territorio che ha scritto pezzi importanti della storia d’Italia.

Simulazione in 3D del castello. Per vedere la simulazione completa clicca sul link 

Così, l’architettura stessa ci racconta chi eravamo, da dove veniamo e ci fa vedere, come in un film in bianco e nero il nostro passato di genti d’Abruzzo che, a seguito della disgregazione del grande Impero Romano, finì per rifugiarsi sui monti, costruendo su rocche inaccessibili borghi e castelli. Per salvarsi dalle numerose invasioni che si susseguirono per secoli, i nostri avi impararono a convivere con una natura a volte estrema, popolata da bestie feroci, e a confrontarsi con il rigore dei geli invernali.

L’architettura ci racconta la storia…

E quella storia, possiamo leggerla ogni volta che ci guardiamo intorno, se poi si va a visitare uno dei tanti castelli o borghi, abbiamo la possibilità di “leggere” nel dettaglio gli avvenimenti del luogo.
Come in una macchina del tempo, anche stavolta abbiamo deciso di fare un salto nel passato, precisamente nell’anno 1424.

Bominaco, frazione di Caporciano

Ci troviamo a Bominaco, una frazione del comune di Caporciano, in provincia dell’Aquila. Posto a circa 1000 metri d’altezza sul livello del mare, Bominaco è un minuscolo borgo abitato da una cinquantina di persone, famoso per le sue chiese benedettine, Santa Maria Assunta e San Pellegrino, che nel medioevo facevano parte di un unico complesso monastico. In particolare, degno di nota è l’Oratorio di San Pellegrino, definito la “Cappella Sistina d’Abruzzo” di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.

   L’Oratorio di San Pellegrino

Questa volta però, la nostra direzione è il castello omonimo sito sulla sommità del monte Boria. Il sentiero si trova nei pressi del complesso monastico, ed è abbastanza agevole da raggiungere. Il percorso infatti è realizzato in una serie di gradoni in pietra, il tempo di percorrenza è di circa dieci minuti, a passo “comodo”.

     Il percorso è costituito da dei gradoni in pietra

E in effetti, camminare in fretta, per raggiungere il castello, vi farebbe perdere la bellezza del panorama che merita invece di essere “contemplato”.
Così, con un passo quasi “bradipico”, ho percorso quelle scale, lasciandomi pervadere da le innumerevoli sensazioni che mi arrivavano. In particolare, nei pressi della cima, quando il castello appariva sempre più visibile, mi chiedevo quante persone avevano camminato su questa strada di montagna, quanti soldati si erano succeduti durante le numerose battaglie? E cosa era successo quando Braccio da Montone, arrivò in queste zone, distruggendo tutto ciò che incontrava durante il suo passaggio?

Un paesaggio da “vivere”…

Sembra quasi di vedere, eserciti di soldati che combattono tra di loro… e forse, in una storia a tinte scure… c’è sempre una principessa da salvare e una giovane donna da amare.
Mentre fantastico con la mente, popolando il monte Boria di personaggi immaginari, la voce del gruppo mi riporta al presente.
L’ingresso del castello è a pochi metri innanzi a me. Resto incantata scattando diverse foto e senza profferire parola. Ci sono momenti in cui le parole diventano superflue e spezzano semplicemente l’incanto di un posto “magico”.

Come in un film in bianco e nero…

 

Il castello, grazie alla sua particolare posizione, sin dal medioevo è stato un luogo di fondamentale importanza strategica. La collocazione sulla sommità del monte, gli permetteva di avere un contatto visivo con gli altri insediamenti difensivi, come ad esempio con il castello di San Pio delle Camere. Se osserviamo il posizionamnto dei vari castelli, infatti, si comprende, che per poter controllare il territorio da invasioni esterne, era fondamentale che potessero comunicare tra di loro, per tale ragione si rendeva necessario un contatto visivo tra un castello ed un altro.

  La cinta muraria

Il primo insediamento del luogo, si ritiene fosse in legno e non in pietra così come lo vediamo oggi, ed è presumibile collocarlo intorno all’ XI secolo, in epoca normanna.Intorno al XII e XIII secolo, il castello venne rinforzato con la costruzione di un recinto in pietra interrotto da torri rompitratta quadrati. E’ questa l’epoca di massimo splendore del complesso monastico sottostante, e la difesa, come vedremo, si rese più che mai necessaria. L’insediamento, aveva una funzione difensiva e, in caso di attacco era in grado di ospitare la popolazione sottostante. Al suo interno vi erano diversi ambienti che servivano per immagazzinare le scorte alimentari. L’approvvigionamento dell’acqua era garantito grazie a numerose cisterne ancora oggi visibili.

Una parte dell’insediamento

Il XV secolo, fu infatti un’epoca in cui le mire espansionistiche dei vari ducati, principati e regni sfociarono in numerose battaglie che portarono divisioni per la supremazia di numerosi territori.
E’ questa infatti, l’epoca in cui il capitano di ventura, Andrea Fortebraccio, noto come Braccio da Montone con le sue imprese fu quasi pronto a formare uno Stato proprio nell’Italia centrale del XV secolo.

L’ingresso del castello

Braccio da Montone, riuscì in poco tempo, grazie alla sua abilità militare, a controllare quasi tutti i territori dell’Abruzzo, parteggiando per Alfonso V d’Aragona contro gli Angioini e dal quale ricevette l’incarico di assediare L’Aquila con la promessa dell’ottenimento del governo di tale feudo, di importanza cruciale nel territorio del Regno di Napoli. Durante l’assedio di L’Aquila distrusse i “99 Castelli Fondatori” spezzando così ogni tipo di collegamento tra di loro. Era il 1424, quando il castello di Bominaco venne assediato e distrutto.


In seguito, per volere di Cipriano Iacobiccio da Forcona, che ordinò anche la costruzione della torre, il castello venne ricostruito, nelle fattezze in cui possiamo oggi vederlo.
E questa è un pezzo di storia di questo luogo, un pezzo di storia che però non ci racconta le numerose “storie” che si sono succedute su questo monte. Le tante vite che hanno camminato su questi sentieri e che hanno edificato magari la torre. Ed è a quelle tante storie che non conosceremo mai, che va il mio pensiero e un grazie per ciò che i miei occhi possono ammirare.

Rossella Tirimacco

Foto: Carla Coriasco e Rossella Tirimacco

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